Un anno fa, in questi giorni, molte persone erano alla ricerca dei frammenti della meteorite di Capodanno.

Mappa dello Strewn-field, l'area di probabile caduta calcolata dalla rete PRISMA

 

Per festeggiare l'anniversario condividiamo il Comunicato Stampa dell'INAF:

Il 4 gennaio del 2020, vennero ritrovati due frammenti di meteorite in zona Disvetro-Rovereto sul Secchia, in provincia di Modena. Fu quello il primo rinvenimento sul territorio italiano di meteoriti in un’area indicata grazie a osservazioni del bolide apparso tre giorni prima, la sera di capodanno, e ai relativi calcoli della possibile zona di impatto a terra di frammenti meteoritici. Osservazioni e calcoli che sono stati effettuati dalla rete PRISMA (Prima Rete Italiana per la Sorveglianza sistematica di Meteore e dell’Atmosfera), una collaborazione
promossa e coordinata dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). A un anno dal ritrovamento dei due frammenti della meteorite, che nel frattempo è stata ufficialmente denominata “Cavezzo” dal nome del luogo dove sono stati individuati, arrivano i primi risultati scientifici, pubblicati in un articolo sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. Lo studio ricostruisce con grande precisione gli ultimi secondi del lunghissimo viaggio interplanetario di quella meteorite, dal suo ingresso nell’atmosfera terrestre fino all’impatto al
suolo.
Tutto inizia il pomeriggio del 1° gennaio 2020, alle ore 18:26:54 Ut (le 19:26:54 in Italia), a partire da 76 chilometri di altezza, quando il fortissimo attrito con gli strati alti dell’atmosfera terrestre “accende” il bolide osservato da molti testimoni oculari, comprese otto delle oltre cinquanta camere all-sky di PRISMA. La velocità di ingresso è stato calcolata essere di 44 mila chilometri all’ora: in appena 5,6 secondi il corpo celeste ha percorso 59 chilometri e raggiunto una quota di 21,5 chilometri. I ricercatori di PRISMA, partendo dai resti recuperati, sono riusciti a calcolare sia la massa del meteoroide prima dell’arrivo sul nostro pianeta, stimata in circa 4
chilogrammi, che quella residua arrivata a terra, stimata in 1,5 kg. Poiché i due frammenti raccolti superano di poco i 50 grammi, potrebbero ancora esserci dei resti di meteorite sparsi nella zona di caduta. Secondo i ricercatori, l’energia rilasciata nell’ingresso in atmosfera è stata equivalente a quella rilasciata dall’esplosione di 70 chili di tritolo.
Lo studio a ritroso della traiettoria della meteorite Cavezzo suggerisce che la sua orbita è tipica di un asteroide Near Earth che si spinge fino alla zona interna della fascia degli asteroidi, situata tra Marte e Giove. Il confronto con i dati di oggetti simili già catalogati ha identificato che uno di questi asteroidi, denominato 2013 VC10, potrebbe essere quello da cui si è staccato il pezzo che ha dato origine al meteorite Cavezzo.
“L’importanza di questo ritrovamento è molteplice” dichiara Daniele Gardiol dell’INAF di Torino e coordinatore nazionale della rete PRISMA. “Innanzitutto, oltre a essere il primo di questo tipo in Italia, è ad oggi il più impegnativo in termini di dimensione del meteoroide associato all’evento, molto più piccolo dei 35 casi finora accreditati a livello mondiale. In secondo luogo si tratta di un successo condiviso da astronomi professionisti e amatoriali, oltre che da semplici cittadini: molti infatti hanno partecipato alla caccia alla meteorite lanciata un anno fa anche da Media INAF. Questo fatto – prosegue Gardiol – è riflesso nell’articolo, che vede la partecipazione di molti autori, sia dell’INAF che appartenenti a osservatori amatoriali, università, ma anche planetari, associazioni, istituti scolastici. E poi perché, dalle analisi dei frammenti ritrovati, è emerso che Cavezzo è una meteorite particolare, unica finora nel suo genere e per questo ufficialmente catalogata come ‘condrite anomala’. Gli studi sono ancora in corso, un articolo dedicato alle analisi è in via di pubblicazione e altri sono in arrivo.
Sicuramente Cavezzo non ci ha ancora svelato tutte le sorprese sulla sua natura e origine”.

La rete Prisma
Il progetto Prisma, promosso dall’INAF, è basato su una rete di videocamere all-sky, installate in diverse località del territorio italiano, da dedicare all’osservazione di meteore brillanti – i cosiddetti “bolidi” – con il fine di determinare le orbite degli oggetti che le provocano e delimitare con un buon grado di approssimazione le aree dell’eventuale caduta di meteoriti, che può essere associata a questi eventi.
La cosiddetta “prima luce”, cioè il debutto operativo del progetto, è avvenuto all’inizio del mese di marzo 2017. Attualmente sono installate e in funzione oltre cinquanta videocamere su tutto il territorio nazionale, acquistate da diversi enti (tra cui alcune grazie al sostegno della Fondazione CRT, che supporta il progetto nel suo complesso), tutte con le stesse caratteristiche in modo da rendere scientificamente confrontabili i dati da esse acquisiti. Fanno parte della rete oltre 60 enti e associazioni pubbliche e private di varia tipologia (osservatori astronomici professionali e amatoriali, dipartimenti universitari, istituti scolastici, associazioni
culturali).
L’obiettivo finale del progetto è quello di creare una rete di stazioni osservative, con maglie che non superino i 100 km di ampiezza, che si estenda su tutta l’Italia e che coinvolga soggetti pubblici e privati impegnati nella ricerca scientifica, nella divulgazione della scienza, nell’insegnamento. La rete, seppure ancora in fase di ulteriore sviluppo, già si interconnette con un analogo programma internazionale già in funzione in alcuni paesi europei, tra cui Francia, Germania e Olanda.

Il 2020 si chiude letteralmente con il “botto”: alle 23:23:33 UT del 22 dicembre 2020 i satelliti militari di sorveglianza USA hanno rilevato un'esplosione in atmosfera alle coordinate +31,9° latitudine N e 96,2° longitudine E. La zona si trova in una sperduta regione montuosa della Cina centro-meridionale (Fig. 1), nella provincia di Qinghai, vicino al villaggio di Wayi Xingrong (3800 m s.l.m.). L'esplosione è stata la fase conclusiva di un brillante bolide che ha attraversato il cielo della regione. Alcuni video che riprendono il bolide sono visibili su YouTube.

Secondo i dati satellitari diffusi dal CNEOS della NASA, il bolide è caduto verso il suolo alla velocità di 13,6 km/s, esplodendo a circa 35,5 km dal suolo. Complessivamente ha rilasciando in atmosfera un’energia totale di 9,5 kt (1 kt = 4,184 TJoule). Equiparando l’energia totale emessa nell'esplosione all'energia cinetica posseduta dal meteoroide, quest’ultimo doveva avere una massa di 430.000 kg. Supponendo una densità media di 2,5 g/cm3, tipica di un asteroide roccioso, si trova un diametro di 7 metri. Si è trattato quindi di un piccolo asteroide, sconosciuto fino al momento della caduta, con dimensioni quasi paragonabile a quello di circa 10 metri caduto nel mare di Bering il 18 dicembre 2018.

Figura 1 - Traiettoria di arrivo, esplosione e strewn field del bolide cinese del 22 dicembre 2020 (Crediti: PRISMA).

Elaborando i dati del vettore velocità fornito dai satelliti militari USA (da non prendere per oro colato, spesso sono valori mal determinati), si trova che il bolide è arrivato dall'azimut 351,8° (Fig. 1), su una traiettoria inclinata di soli 4,9° sulla superficie terrestre. Questa bassa inclinazione ha allargato notevolmente lo strewn field, ossia la regione al suolo in cui andare alla ricerca di possibili meteoriti. Tenendo conto dell'intensità e della direzione di provenienza del vento, le meteoriti di qualche cm di diametro probabilmente sono cadute in una regione attorno a 31,30° N 96,34° E, mentre quelle da circa mezzo metro si troverebbero a 30,29° N 96,49° E. Fra questi due punti ci sono più di 100 km, una regione molto vasta in cui cercare e per giunta piuttosto impervia.

Il radiante apparente del bolide cade alle coordinate equatoriali AR = 00 04 51, Dec = 61° 39′ 11″ (J2000), punto che si trova nella costellazione di Cassiopea, mentre il radiante vero (ossia la direzione di provenienza originaria), cade vicino alla stella alpha di Andromeda.  Considerate le grandi dimensioni, la velocità di 13,6 km/s coincide con buona approssimazione con quella che il meteoroide aveva fuori atmosfera e si può utilizzare direttamente per il calcolo dell’orbita eliocentrica. La velocità geocentrica risulta bassa, solo 7,8 km/s, e l’orbita eliocentrica nominale risulta di tipo asteroidale con un semiasse maggiore di 2 UA, un'eccentricità di 0,53 e un’inclinazione di soli 5,9° sul piano dell’Eclittica (Fig. 2).

Figura 2 - L'orbita eliocentrica dell'asteroide progenitore del bolide cinese del 22 dicembre 2020 (Crediti: PRISMA).

In sostanza, si è trattato di un piccolo asteroide near-Earth che, date le modeste dimensioni, si è disintegrato in atmosfera senza conseguenze. Molto probabilmente al suolo sono arrivati diversi frammenti che aspettano solo di essere raccolti e analizzati come meteoriti, il problema sarà esplorare la zona che è piuttosto impervia. Cadute di meteoroidi di questa classe, in grado di dare luogo a esplosioni ben rilevabili dai satelliti, si verificano in media una volta ogni qualche settimana.

Le lunghe notti di metà dicembre sono caratterizzate da una pioggia di meteore, le Geminidi che, come suggerisce il nome dello sciame, hanno il radiante nella costellazione dei Gemelli. Prolungando all’indietro le loro scie, sembrano provenire da una zona vicina a Castore a Polluce, le due stelle principali della costellazione. Le Geminidi – a differenza della gran parte degli altri sciami che derivano da comete - hanno un’origine asteroidale: il corpo progenitore è infatti 3200 Phaeton, un asteroide attivo di tipo near Earth di circa 5 km di diametro che presenta delle caratteristiche inusuali. Le Geminidi sono uno degli sciami di meteore annuali più attivi e costanti, con intensità superiore al centinaio di meteore orarie.

A metà dicembre il radiante sorge al tramonto del Sole e risulta visibile per l’intera notte: il picco teorico di attività dovrebbe verificarsi nelle prime ore del giorno 14, ma l’attività è generalmente elevata per molte ore prima e dopo il massimo. Puntualmente, proprio nella notte fra domenica e lunedì, le camere di Prisma hanno registrato un’attività estremamente intensa. Le prime avvisaglie si sono avute con le prime luci del tramonto: alle 18.10 di domenica 13 dicembre ben 6 camere della rete Prisma dislocate nel Centro Italia (Roma, Montelupo Fiorentino, Chianti, Piombino, Perugia ed Amelia) hanno catturato un bolide di magnitudine – 4.5 (quota iniziale di 100 km, quota finale di 70 km, durata circa 4 secondi), osservato anche da alcuni osservatori occasionali.

La “pioggia” è poi andata avanti per tutta la notte con una novantina di detection registrate fra le camere italiane di Prisma e quelle della “cugina” rete francese Fripon. In particolare, sembrano interessanti gli eventi delle ore 02:17, 02:18 e 04:29 i cui dati sono in corso di analisi astrometrica e fotometrica da parte degli esperti di Prisma. In particolare, l’evento delle 02:18 è stato “visto” da 9 camere Prisma (Amelia, Arcetri, Camerino, Chianti, Civitanova Marche, Loiano, Montelupo Fiorentino, Perugia e Trieste) e da un primo esame preliminare si è trattato di una Geminide durata 1,6 secondi, visibile da una quota di 95 km che si è spenta a una quota di 43 km quando ancora aveva una velocità di 27 km/s, sul mare Adriatico a una ventina di km al largo di Cattolica raggiungendo una magnitudine assoluta di -10 circa.

Il bolide delle 02:18 del 14 dicembre catturato dalla camera Prisma di Camerino.

Il grafico della magnitudine del bolide delle 02:18 del 14.12.2020.

Il numero elevato di segnalazioni non deve sorprendere sia perché le Geminidi sono uno degli sciamo più ricchi sia perché quest’anno le osservazioni hanno goduto della totale assenza di Luna che, complice anche le buone condizioni meteo un po’ su tutta l’Italia, hanno permesso tante detection.

La velocità all’infinito dei bolidi osservati è in media di poco superiore ai 35 km/s, un valore perfettamente in linea con lo sciame delle Geminidi, che è infatti caratterizzato da meteore la cui velocità di impatto con l’atmosfera è relativamente “veloce”.

Terzo incontro, di studio e confronto, promosso dal progetto PRISMA e aperto a tutte le realtà professionali, amatoriali ed educative attive sul territorio nazionale nell’ambito di meteore e meteoriti. Sarà una nuova occasione per incontrarsi ed aggiornarsi sui progressi del progetto e le sue realtà locali.

A causa dell'attuale situazione di emergenza sanitaria, l'incontro si svolgerà in modalità esclusivamente telematica, utilizzando la piattaforma Google Meet. Il programma si articolerà su due pomeriggi (h15-18) nei giorni 10-11 Dicembre 2020. Parleremo anche del ritrovamento della meteorite Cavezzo, recente successo del progetto PRISMA.

Su richiesta, verrà fornito un attestato di partecipazione all'evento.

Per iscrizioni potete andare alla pagina dell'evento.
Qui trovate il programma.

Fra le stazioni della rete Prisma recentemente installate in Italia Centrale c’è quella ospitata dal Planetario di Amelia, una struttura davvero particolare perché situata nella cornice del Convento Francescano della Ss.ma Annunziata, a circa 4 km dal centro di Amelia in provincia di Terni.

La camera di Amelia (in sigla ITUM02) ha acquisito la sua prima immagine la sera del 18 novembre e, probabilmente complice il periodo caratterizzato dallo sciame meteorico delle Leonidi, già tre giorni dopo ha registrato la prima detection. Un bolide passato quasi all’alba, alle 5h 41m ora locale di sabato 21 novembre e ripreso anche dalle camere Prisma del Chianti e di Perugia, un’altra stazione, quest’ultima, di installazione alquanto recente e già capace di numerose registrazioni.

Fotocomposizione delle immagini del bolide del 21 novembre riprese da tre stazioni Prisma fra cui quella della camera ubicata presso il Planetario di Amelia a soli tre giorni dalla sua entrata in funzione.

Benvenuto dunque alla stazione di Amelia e complimenti per il doppio colpo: prima luce e prima detection!

La collaborazione Prisma ha aggiunto altri “occhi” alla sua rete diffondendosi in Italia centrale e colmando così un gap importante del progetto che monitorando le meteore più luminose punta a tracciare le loro traiettorie e a recuperare eventuali meteoriti sul suolo italiano. Le nuove camere, installate di recente, permetteranno di coprire un’ampia zona del territorio e di stringere ancora di più le “maglie” della rete nazionale evitando che fenomeni significativi passino inosservati.
La dimostrazione che tutto sta funzionando si è avuto ieri notte quando ben sei camere di Prisma hanno catturato un bolide che ha attraversato i cieli italiani alle 02h e 34m dei nostri orologi. Fra esse, appunto, anche quelle di Roma, Perugia e del Sardinia Radio Telescope (SRT) che vanno a garantire una copertura della fascia centrale del nostro Paese.

Una composizione con le tre tracce del bolide di questa notte, ripreso dalle camere PRISMA recentemente entrate in funzione di Perugia (Ass. Astrofili Paolo Maffei), Roma (INAF-IAPS) e Sardinia Radio Telescope (INAF Cagliari)

In realtà, l’avvistamento di meteore in questo periodo dell’anno non deve sorprendere perché la Terra si trova ad attraversare in questi giorni una nube di polveri cometarie, lasciata in orbita dalla cometa Tempel-Tuttle, che da origine allo sciame delle cosiddette “Leonidi” che presentano un picco annuale proprio attorno al 17 novembre.
Nella notte di ieri, infatti, anche un’altra detection ha allertato le camere di Prisma. Alle 03h 28m quattro camere della Toscana e quella ubicata a Finale Ligure hanno registrato il passaggio di una meteora luminosa avvistata anche da alcune camere della rete francese Fripon.
Proprio grazie a Prisma era stato possibile rinvenire nei primi giorni dell’anno la meteorite “Cavezzo” nei pressi di Modena che attualmente è in fase di studio da parte degli esperti e che a breve sarà oggetto di alcune pubblicazioni scientifiche.
Perché l’avvistamento di un bolide è solo il primo passo di un lungo processo che conduce a una migliore conoscenza di asteroidi e comete, corpi primordiali rimasti pressoché inalterati fin dalle origini del Sistema Solare e che probabilmente hanno portato sulla Terra l’ingente quantità di acqua che attualmente copre oltre il 70% della superficie del nostro pianeta.

Update: questa news è stata aggiornata il 24 novembre 2020.

Qualche giorno fa vi avevamo dato notizia di un brillante bolide osservato da tantissime persone la sera del 6 novembre 2020 alle 17:46 ora locale.

Si è trattato di un evento abbastanza luminoso, visto da tanti testimoni occasionali. Sul sito dell'IMO sono arrivate 67 testimonianze visuali da Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Lazio, Toscana, Campania e Basilicata, ma anche da paesi vicini come Croazia e Austria. Il bolide è stato descritto dai testimoni come inizialmente bianco, ma virato al colore arancione quando c'è stata la disintegrazione finale.

Due stazioni di PRISMA hanno ripreso il bolide: quella di Caserta e quella - da poco entrata in funzione - di Civitanova Marche. Oltre alle camere PRISMA, anche due camere della vicina Croatian Meteor Network (CMN), hanno ripreso il fireball. Ecco il quadro preliminare che esce analizzando i dati raccolti dalle camere italiane e croate.

La traiettoria del bolide IT20201106T164619 si è sviluppata interamente sul Mare Adriatico. Il segnaposto giallo indica la possibile posizione di caduta di qualche eventuale piccola meteorite (Crediti: PRISMA/CMN).

 

Il bolide ha seguito una traiettoria percorsa da est verso ovest, inclinata di circa 57°rispetto alla superficie terrestre, muovendosi dal mare Adriatico verso la costa abruzzese. Le camere hanno iniziato a riprendere l'evento quando il bolide era a circa 93 km di quota. L'ingresso in atmosfera del meteoroide è avvenuta con una velocità all'infinito di circa 16,7 km/s e, dopo avere percorso circa 82 km in 5,7 secondi, si è estinto a 24,3 km d'altezza - nei paraggi di Roseto degli Abruzzi - quando si muoveva ancora a 5,5 km/s. La differenza di velocità fra inizio e fine del fenomeno è dovuto al rallentamento del meteoroide a causa dell'attrito con l'atmosfera. Una bassa quota e velocità finale sono un indizio che una parte del meteoroide originario potrebbe essere arrivare al suolo.

In effetti, il modello dinamico del bolide (singolo corpo), prevede una massa iniziale di 1,2 kg e una finale (senza frammentazione) di 0,6 kg quindi qualche piccola meteorite è possibile. Purtroppo, il centro dello strewn field cade in mare a circa 2 km dalla costa, davanti all'abitato di Villa Fumosa (lat. 42,6411 N, long. 14,0745 E).

La velocità osservata del bolide del 6 novembre con la curva di best fit del modello dinamico. Il rallentamento a opera dell'atmosfera terrestre è evidente (Crediti: PRISMA/CMN).

 

I lettori più attenti noteranno che la direzione della traiettoria dell'IMO è spostata più a nord rispetto a quella ottenuta da PRISMA/CMN, ma trattandosi di osservazioni visuali - necessariamente molto approssimative - è normale che ci sia una certa differenza con le osservazioni strumentali. Il bolide del 6 novembre ha raggiunto una mag apparente di -8/-9 e non risulta associato a nessun sciame di meteore conosciuto, quindi era un bolide sporadico con il radiante apparente nella costellazione di Andromeda.

Ricostruendo l'orbita eliocentrica del meteoroide originario, si vede che si muoveva a bassa inclinazione sul piano dell'eclittica con una traiettoria eccentrica (e=0,54) e un semiasse maggiore di 1,9 AU. Con questi valori, l'afelio cade a 2,9 AU, ossia in piena fascia asteroidale. Questo indica che, probabilmente, si trattava di un meteoroide di origine asteroidale: un piccolo frammento generato dalle collisioni fra gli asteroidi che avvengono da miliardi di anni.

Quello del bolide del 6 novembre è un evento tutto sommato abbastanza simile, come inclinazione e velocità, a quello del 1 gennaio 2020, che ha dato origine al ritrovamento della meteorite "Cavezzo", presso Modena.

L'orbita eliocentrica del meteoroide che ha generato il bolide IT20201106T164619 è compatibile con un meteoroide di origine asteroidale. I puntini neri rappresentano la Fascia Principale degli asteroidi (Crediti: PRISMA/CMN).

Ci viene segnalato da più parti un brillante bolide visibile nei cieli dell'Italia centrale questo pomeriggio tardi, circa alle ore 17:46 (16:46 Tempo Universale). Segnalazioni visuali si stanno accumulando sul nostro sito provenienti da Campania, Emilia Romagna, Toscana, Basilicata, Lazio, Abruzzo, Puglia. Dalla stima della traiettoria effettuata utilizzando queste osservazioni visuali la meteora sembrerebbe localizzata sul Mare Adriatico, all'altezza di Civitanova Marche.

La localizzazione del bolide secondo le stime effettuate usando le sole osservazioni di testimoni oculari (in collaborazione con l'International Meteor Organization)

 

La brillante meteora è stata rilevata anche da alcune telecamere della rete PRISMA, stiamo lavorando per calcolare la traiettoria precisa.

Invitiamo chi avesse avuto la fortuna di osservare il bolide a fare la sua segnalazione cliccando sul link qui a fianco sul link SEGNALA UN BOLIDE seguendo la procedura guidata.

Vi aggiorneremo appena avremo novità.

Il bolide registrato alle 16:46 UT di oggi dalla camera PRISMA ITMA02 situata sul IIS Leonardo da Vinci di Civitanova Marche (Macerata)

Il 5 settembre scorso la Commissione per la Nomenclatura della Meteoritical Society ha ufficializzato nome e tipologia della meteorite ritrovata il giorno di Capodanno 2020 grazie ai calcoli della rete PRISMA.

Il nome: “CAVEZZO” fa riferimento al luogo dove sono stati ritrovati i frammenti, in provincia di Modena.

La classificazione: si tratta di una Condrite L5, cioè con basso contenuto di ferro, che presenta però delle caratteristiche peculiari tali da essere considerata anomala. È finora unica nel suo genere tra le oltre 64.000 meteoriti catalogate.

«La particolarità di questa meteorite è dovuta a vari fattori tra cui la forte dicotomia fra la composizione dei silicati e la esigua quantità di metallo nonché la rilevante presenza di clinopirosseni. Ma la caratteristica più sorprendente è la marcata differenza minero-petrografica che si riscontra nei due frammenti rinvenuti» sottolinea Giovanni Pratesi, geologo dell’Università di Firenze, responsabile delle analisi di laboratorio effettuate sui campioni di “Cavezzo”.

«Cavezzo è la prima meteorite italiana tra le appena venti al mondo recuperate grazie a precisi calcoli effettuati da un sistema di sorveglianza dedicato. Questo già di per sé rende il ritrovamento un evento di eccezionale importanza scientifica» dice Daniele Gardiol, dell’INAF di Torino e Coordinatore nazionale della rete PRISMA. «Sapere che si tratta inoltre di una meteorite molto rara ci riempie ancora di più di orgoglio e soddisfazione».

I calcoli per il ritrovamento della meteorite e i risultati delle analisi di laboratorio sono oggetto di due articoli in corso di pubblicazione su riviste scientifiche specializzate di rilevanza internazionale.

Il link alla pagina della Meteoritical Society 

 

La rete PRISMA coordinata dall'INAF è in continua espansione. Attualmente sono 39 le camere operative, 10 quelle in fase di installazione e 8 quelle in fase di acquisto. L'ultima camera PRISMA ad entrare nell'elenco di quelle operative è stata quella dell'Osservatorio Astronomico "Beppe Forti" di Montelupo Fiorentino, inaugurato ufficialmente il 14 luglio 2018, e gestito dal Gruppo Astrofili Montelupo (ONLUS).

La camera PRISMA del "Beppe Forti" - la cui sigla ufficiale è ITTO04 - è entrata in funzione nel pomeriggio del 3 giugno 2020 e già qualche ora dopo, alle 22:42:29 UTC ha rilevato il primo bolide insieme alle camere di Navacchio, Padova e Vicenza. Le condizioni meteo non erano delle migliori e in cielo c'era anche la Luna in fase molto avanzata, ma l'importante è iniziare!

Nelle immagini di Montelupo il bolide è visibile basso sull'orizzonte di nord-est mentre in quella di Vicenza il bolide è molto più alto sull'orizzonte nord. Questo spostamento è dovuto all'effetto di parallasse, che cambia la posizione in cielo dei meteoroidi che cadono nell'atmosfera terrestre.

Figura 1 - La prima detection di un bolide dalla camera PRISMA di Montelupo Fiorentino, ospitata presso l'Osservatorio Astronomico "Beppe Forti" gestito dal GAM.

 

Figura 2 - Lo stesso bolide ripreso dalla camera PRISMA di Vicenza. L'effetto di parallasse è evidente.

 

Il bolide di Montelupo ha dato luogo ad una scia di plasma molto densa che è stata rilevata dagli apparati radio di rilevazione delle meteore dei Laboratori Nazionali di Legnaro dell'INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare). La detection nel radio delle meteore avviene grazie alle scie di plasma che riflettono verso il suolo le onde elettromagnetiche emesse nello spazio da apparati come il radar militare francese GRAVES, che trasmette alla frequenza di circa 143 MHz. In questo caso l'eco prodotto dalla scia del bolide è durato circa 20 s.

Figura 3 - Immagine dell'eco radar del bolide del 3 giugno 2020 registrata al laboratorio INFN di Legnaro (Padova). In ascissa (asse X), c'è la frequenza, in ordinata (asse Y), il tempo. Cortesia di Stefania Canella INFN-LNL.