Gli esperti della rete Prisma hanno iniziato le ricerche della meteorite che, secondo i calcoli effettuati sulla base delle riprese di tre camere all-sky (http://www.prisma.inaf.it/index.php/2021/03/20/bolide-del-15-marzo-2021-ce-una-meteorite-in-molise/), è caduto in Molise la sera del 15 marzo nei pressi della località Temennotte vicino a Isernia.

Già all’inizio della settimana del 22 marzo Daniele Gardiol, coordinatore nazionale di Prisma, e il geologo Tiberio Cuppone, assegnista presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze, si sono recati in Molise alla ricerca del prezioso reperto dopo aver preventivamente informato le autorità locali che erano comunque già a conoscenza dell’accaduto grazie alla grandissima eco mediatica che l’evento astronomico ha saputo evocare.

Notevole la collaborazione ricevuta in loco, in primis dal Comune di Sant’Agapito che ha messo a disposizione di Prisma i locali di una ex scuola che è stata da subito utilizzata come base logistica e come sede per effettuare una prima attività di formazione ai tanti volontari appartenenti a diverse associazioni culturali, fra cui il CAI e la Sezione Molise del SOS Metal Detector Nazionale, che si sono via via presentati nei giorni successivi. Era importante infatti fornire i primi elementi per permettere ai volontari di discernere una possibile meteorite dalle comuni rocce terrestri. In tutto circa una quarantina di persone ha già partecipato alle prime ricerche sul terreno ma altre sono attese nei prossimi giorni per unirsi alla caccia.

Suddividere l'area di interesse

L’area di interesse (il cosiddetto “strewn field”) è stato suddiviso in zone più piccole tramite una griglia predisposta ad hoc e sovrapposta all’immagine della regione proveniente da Google Earth. Le tessere della griglia misurano un centinaio di metri quadrati l’una in modo da cercare prima di tutto di mappare le zone già esplorate e di distinguerle da quelle ancora da analizzare evitando così di battere una zona già visitata.

Fotografia di una parte del territorio interessata dalle ricerche della meteorite.

È stata utilizzata la tecnica esplorativa della formazione “a schiera” che prevede il setacciamento di una zona di territorio in squadre di una decina di persone distanziate fra loro di 4-5 metri che procedono di conserva in modo da avere una sufficiente garanzia che un oggetto particolare come un meteorite – che ci si aspetta di colore scuro in quanto ha attraversato riscaldandosi tutta l’atmosfera terrestre – non possa sfuggire alla ricerca.

Una delle fasi della ricerca sul campo.

Il territorio, in gran parte boscoso e caratterizzato da un fitto sottobosco e anche da molti tratti con pendenza significativa, rende difficoltose le ricerche ma l’utilizzo di una app che permette la geolocalizzazione e il tracciamento del percorso effettuato dagli esperti di Prima e dai volontari locali ha consentito di stimare che finora soltanto il 10% circa dell’area di potenziale caduta sia stata esplorata. Non bisogna quindi demordere e portare pazienza dato che la maggior parte dello strewn field deve ancora essere passata al setaccio dei ricercatori. Come ha detto Gardiol nelle numerose interviste a cui è stato sottoposto durante la sua presenza in Molise, “potrebbero volerci settimane se non mesi”.

L'area di probabile caduta delle meteorite e, indicate in rosso, le zone già battute. La zona è stata ulteriormente frazionata in tessere per permettere una ricerca più efficace.

Prisma, un esempio innovativo di citizen science

È comunque rimarchevole l’interesse che le istituzioni ma anche gli abitanti della regione hanno dimostrato per questa vicenda che mette in evidenza una volta di più la valenza sociale, educativa e pervasiva del progetto Prisma. Un progetto di citizen science davvero attiva che prevede la partecipazione sul campo alle ricerche una volta che gli “occhi” di Prisma e i calcoli effettuati dagli esperti della rete hanno individuato un evento promettente e stimato l’area di potenziale caduta. Un progetto quindi che offre l’opportunità di essere proattivi sia nella fase di rilevazione iniziale del fenomeno (per coloro che decidono di installare una camera Prisma) sia nella fase di ricerca sul campo del potenziale meteorite. Per non parlare dell’emozione di poter partecipare vicino agli esperti di Prisma a un’avventura che se avrà esito positivo verrà certamente ricordata a lungo nella regione interessata dall’evento.

La situazione pandemica che stiamo vivendo impone però il rispetto di alcune regole.

Chi volesse quindi contribuire alla ricerca sul campo è invitato a contattare il dott. Tiberio Cuppone, che è stato individuato dal project office di Prisma quale coordinatore dei team di ricerca, all’indirizzo tiberio.cuppone@unifi.it

I nominativi degli interessati verranno segnalati al sindaco di Sant’Agapito e messi in contatto con un referente locale che fornirà tutte le istruzioni per far parte della squadra di ricerca.

I calcoli eseguiti negli ultimi tre giorni dagli esperti della rete Prisma lasciano davvero ben sperare: il bolide osservato nei cieli dell’Italia centro-meridionale, Roma compresa, (http://www.prisma.inaf.it/index.php/2021/03/17/bolide-del-15-marzo-2021-i-risultati-preliminari/) la sera del 15 marzo può avere dato luogo alla caduta di una meteorite in Molise, nei pressi della località di Temennotte, nel comune di Sant'Agapito in provincia di Isernia.

I dati presi in considerazione dagli esperti di Prisma  (progetto coordinato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica e sostenuto da Fondazione CRT) per la triangolazione sono quelli ottenuti dalla camera Prisma di Capua e di altre due camere, appartenenti alla rete IMTN di Tortoreto e all’Associazione Arma Aeronautica sez. di Caserta. È infatti fondamentale poter disporre di più punti di osservazione al suolo per incrociarli e ricavare dati sulla traiettoria del bolide che, ricordiamo, è un corpo celeste di piccole dimensioni, di origine asteroidale o cometaria, che penetra in atmosfera ad altissima velocità con il conseguente surriscaldamento e ionizzazione dei gas atmosferici da cui la comparsa di una striscia luminosa della durata di alcuni secondi. Si tratta di materiale sostanzialmente primordiale, quasi per nulla alterato sin dalla formazione del nostro sistema planetario circa 4,5 miliardi di anni fa, che ci racconta molto sull’origine del Sistema Solare, da cui l’estremo valore per gli scienziati che si occupano di planetologia.

Dall’incrocio dei dati risulta che il piccolo corpo celeste è entrato in atmosfera a una quota di circa 80 km e ha proseguito per una lunghezza totale di 61 km percorsi in 5.3 s con una inclinazione di 84°, una traiettoria quasi verticale. L’altezza e la velocità finale è risultata, rispettivamente di 19,8 km e di soli 2,8 km/s, valori che depongono decisamente a favore per l'arrivo al suolo di una meteorite con una massa stimata di circa 1 kg (una meteorite di circa 8 cm se la densità è di 3.5 g/cm3).

Ciò dovrebbe essere accaduto se si suppone l'assenza di frammentazione ma questo sembra essere il caso: la curva di luce ripresa dalla camera di Capua (la più “pulita” di quelle utilizzate), infatti, è molto regolare, il che significa che il meteoroide si è consumato lentamente senza disgregarsi.

Assumendo quindi che qualcosa sia caduto al suolo dove bisognerebbe cercare? Occorre considerare il disturbo dell’atmosfera: quando il bolide cessa di essere visibile se qualcosa è sopravvissuto all’attraversamento dell’atmosfera inizia la fase del cosiddetto “volo buio” durante la quale sono i venti presenti in quel momento in quella località a farla da padrone. Gli esperti di Prisma hanno quindi dovuto cercare di risalire alle condizioni atmosferiche presenti la sera del 15 marzo e hanno verificato che attorno ai 10 km di quota c'era un vento da nord-ovest di circa 100 km/h che ha spinto sicuramente indietro e lateralmente il meteoroide nella fase di volo buio rispetto alla traiettoria osservata nella fase luminosa. Anche se si sta ancora cercando di raffinare i dati del vento presente attorno ai 20 km di quota, la probabile area di caduta dovrebbe trovarsi in prossimità della piccola frazione di Temennotte a 5 km a sud-ovest di Isernia e a due passi dalla SS85. Va considerata un'incertezza laterale di circa 300 m e di 500 m, avanti e indietro, per ciascun centro. Ovviamente gli esperti di Prisma proseguono nei loro calcoli cercando di raffinarli sempre di più. Ma già secondo questa prima stima gli eventuali frammenti più piccoli – che potrebbero avere dimensioni comprese fra i 2 e i 4 cm – sarebbero caduti alcuni km più a sud in una zona impervia e boscosa, quindi sarebbero molto difficili da recuperare ma mai dire mai… Di seguito l’area di probabile caduta nella mappa ricavata da Google Eatrh. 

La possibilità maggiore di ritrovare meteoriti è comunque nella zona di Temennotte.

Pur con tutte le cautele dovute alle restrizioni della normativa anti-Covid che la caccia alla meteorite abbia quindi inizio, ricordando lo straordinario successo avuto all’inizio di gennaio dello scorso anno con il ritrovamento della meteorite “Cavezzo” vicino a Modena, che è già entrato nella storia di chi si dedica, per passione o per lavoro, alle meteoriti.

Chi dovesse ritrovare un sasso sospetto nella zona indicata è pregato, prima di raccoglierlo, di seguire le istruzioni contenute nell’immagine seguente:

In particolare, se qualche abitante della zona si imbattesse in un sasso ricoperto da una patina scura e con gli angoli smussati lo segnali a PRISMA inviando una foto a: prisma_po@inaf.it.

La sera del 15 marzo, alle 19:57 UT un bolide ha solcato i cieli dell'Italia centro-meridionale.
Il fenomeno è stato ripreso dalla camera della rete Prisma ITCP02 installata a Capua presso il Centro Italiano Ricerche Aerospaziali e da una postazione ubicata a nord-est di Caserta, gestita dal Gen. Elia Rubino per conto dell' Associazione Arma Aeronautica sez. di Caserta, in collaborazione con l' Associazione Sky Sentinel. Grazie al supporto locale di Giovanni Ascione, presidente di Sky Sentinel e membro della collaborazione Prisma, è stato possibile ottenere un video che, combinato con la detection della stazione di Capua, ha consentito un primo studio (sebbene ancora preliminare) da parte degli esperti della rete Prisma. Dal quale si evince che il bolide è entrato in atmosfera quasi verticalmente (l'inclinazione stimata è di quasi 80 gradi rispetto all'orizzonte) e si è reso visibile a partire da una quota di circa 83 km con una velocità di ingresso di circa 14 km/s e una direzione Sud-Nord. In poco più di 5 secondi il bolide ha attraversato l'atmosfera giungendo a una quota di 21,5 km, rallentando fino alla velocità di 4 km/s prima di spegnersi poco a Ovest di Isernia.
Rappresentazione tridimensionale della traiettoria del bolide, da cui si nota l'alto angolo d'inclinazione, vicino ad 80 gradi rispetto all'orizzonte.
La velocità finale, la bassa quota raggiunta e l'alta inclinazione di ingresso in atmosfera sono tutti dati che fanno ritenere che non sia improbabile l'arrivo a terra di una meteorite. Gli esperti di Prisma sono al lavoro per calcolare l'area interessata da una possibile caduta.
Seguiranno ulteriori aggiornamenti sul fenomeno, vi informeremo non appena avremo novità. Stay tuned!
La traiettoria del bolide del 15 marzo 2021 proiettata a terra.

Per la prima volta negli ultimi 30 anni, una meteorite di circa 300 grammi è stata recuperata dopo essere precipitata nel vialetto di una casa nel Gloucestershire (Regno Unito). Dalle prime analisi sembra trattarsi di una condrite carbonacea.

La notte del 28 febbraio, poco prima delle 22, nel sud-ovest dell’Inghilterra, una palla di fuoco ha attraversato il cielo notturno. Della durata di circa sei secondi, il lampo luminoso è stato segnalato da centinaia di persone mentre veniva registrato da numerose videocamere stradali, dash cam per auto e ripreso dalla UK Fireball Alliance (UKFAII), una collaborazione tra le sei reti di telecamere per l’osservazione di meteore e bolidi dislocate in tutto il Regno Unito. Anche le tre camere SCAMP (Cardiff, Manchester e Honiton) della rete internazionale FRIPON di cui PRISMA è partner hanno registrato il fenomeno. I numerosi dati degli avvistamenti hanno permesso di circoscrivere l’area di caduta della meteorite a circa 400 metri.

Un frammento della meteorite recuperata (credit: Museo di Storia Naturale di Londra)

I frammenti di questa meteorite, molto scura e del peso di poco meno di 300 grammi, sono stati poi recuperati lunedì mattina, quindi a circa 12 ore dalla caduta, in un giardino domestico nella città di Winchcombe, nel Gloucestershire, e portati al Museo di Storia Naturale di Londra per essere analizzati e studiati. È probabile quindi che alla meteorite verrà assegnato il nome ufficiale della località del ritrovamento (“Winchcombe”), come è tradizione nel caso del rinvenimento al suolo delle meteoriti.

Ciò che rende ancora più speciale l’accaduto è che dalle prime analisi sembra che si tratti di una condrite carbonacea, un tipo molto raro e prezioso in quanto queste rocce cosmiche sono costituite da una miscela di minerali e composti organici primordiali risalenti alle prime fasi di formazione del Sistema Solare, inclusi i mattoni della vita: gli amminoacidi.

Ad esempio, all’interno delle condriti carbonacee più note, Allende e Murchison, sono stati rinvenuti, oltre a numerosi composti organici complessi, anche degli amminoacidi. Ciò rende questo tipo di meteoriti i materiali più primitivi e incontaminati del Sistema Solare e possono fornire informazioni uniche su alcuni composti che sono stati alla base dello sviluppo di forme biologiche sul nostro pianeta.

La prof. Sara Russell, una ricercatrice del Museo di Storia Naturale londinese, che studia le meteoriti, ha affermato che “Ci sono circa 65.000 meteoriti conosciute in
tutto il mondo, e di queste solo 51 sono condriti carbonacee… È quasi sbalorditivo, perché stiamo lavorando alle missioni spaziali come Hayabusa2 e OSIRIS-Rex che sono andate a prelevare campioni dagli asteroidi nello spazio e questa roccia sembra essere esattamente come il materiale che hanno raccolto le due sonde”.

(Walter Riva)

Un anno fa, in questi giorni, molte persone erano alla ricerca dei frammenti della meteorite di Capodanno.

Mappa dello Strewn-field, l'area di probabile caduta calcolata dalla rete PRISMA

 

Per festeggiare l'anniversario condividiamo il Comunicato Stampa dell'INAF:

Il 4 gennaio del 2020, vennero ritrovati due frammenti di meteorite in zona Disvetro-Rovereto sul Secchia, in provincia di Modena. Fu quello il primo rinvenimento sul territorio italiano di meteoriti in un’area indicata grazie a osservazioni del bolide apparso tre giorni prima, la sera di capodanno, e ai relativi calcoli della possibile zona di impatto a terra di frammenti meteoritici. Osservazioni e calcoli che sono stati effettuati dalla rete PRISMA (Prima Rete Italiana per la Sorveglianza sistematica di Meteore e dell’Atmosfera), una collaborazione
promossa e coordinata dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). A un anno dal ritrovamento dei due frammenti della meteorite, che nel frattempo è stata ufficialmente denominata “Cavezzo” dal nome del luogo dove sono stati individuati, arrivano i primi risultati scientifici, pubblicati in un articolo sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. Lo studio ricostruisce con grande precisione gli ultimi secondi del lunghissimo viaggio interplanetario di quella meteorite, dal suo ingresso nell’atmosfera terrestre fino all’impatto al
suolo.
Tutto inizia il pomeriggio del 1° gennaio 2020, alle ore 18:26:54 Ut (le 19:26:54 in Italia), a partire da 76 chilometri di altezza, quando il fortissimo attrito con gli strati alti dell’atmosfera terrestre “accende” il bolide osservato da molti testimoni oculari, comprese otto delle oltre cinquanta camere all-sky di PRISMA. La velocità di ingresso è stato calcolata essere di 44 mila chilometri all’ora: in appena 5,6 secondi il corpo celeste ha percorso 59 chilometri e raggiunto una quota di 21,5 chilometri. I ricercatori di PRISMA, partendo dai resti recuperati, sono riusciti a calcolare sia la massa del meteoroide prima dell’arrivo sul nostro pianeta, stimata in circa 4
chilogrammi, che quella residua arrivata a terra, stimata in 1,5 kg. Poiché i due frammenti raccolti superano di poco i 50 grammi, potrebbero ancora esserci dei resti di meteorite sparsi nella zona di caduta. Secondo i ricercatori, l’energia rilasciata nell’ingresso in atmosfera è stata equivalente a quella rilasciata dall’esplosione di 70 chili di tritolo.
Lo studio a ritroso della traiettoria della meteorite Cavezzo suggerisce che la sua orbita è tipica di un asteroide Near Earth che si spinge fino alla zona interna della fascia degli asteroidi, situata tra Marte e Giove. Il confronto con i dati di oggetti simili già catalogati ha identificato che uno di questi asteroidi, denominato 2013 VC10, potrebbe essere quello da cui si è staccato il pezzo che ha dato origine al meteorite Cavezzo.
“L’importanza di questo ritrovamento è molteplice” dichiara Daniele Gardiol dell’INAF di Torino e coordinatore nazionale della rete PRISMA. “Innanzitutto, oltre a essere il primo di questo tipo in Italia, è ad oggi il più impegnativo in termini di dimensione del meteoroide associato all’evento, molto più piccolo dei 35 casi finora accreditati a livello mondiale. In secondo luogo si tratta di un successo condiviso da astronomi professionisti e amatoriali, oltre che da semplici cittadini: molti infatti hanno partecipato alla caccia alla meteorite lanciata un anno fa anche da Media INAF. Questo fatto – prosegue Gardiol – è riflesso nell’articolo, che vede la partecipazione di molti autori, sia dell’INAF che appartenenti a osservatori amatoriali, università, ma anche planetari, associazioni, istituti scolastici. E poi perché, dalle analisi dei frammenti ritrovati, è emerso che Cavezzo è una meteorite particolare, unica finora nel suo genere e per questo ufficialmente catalogata come ‘condrite anomala’. Gli studi sono ancora in corso, un articolo dedicato alle analisi è in via di pubblicazione e altri sono in arrivo.
Sicuramente Cavezzo non ci ha ancora svelato tutte le sorprese sulla sua natura e origine”.

La rete Prisma
Il progetto Prisma, promosso dall’INAF, è basato su una rete di videocamere all-sky, installate in diverse località del territorio italiano, da dedicare all’osservazione di meteore brillanti – i cosiddetti “bolidi” – con il fine di determinare le orbite degli oggetti che le provocano e delimitare con un buon grado di approssimazione le aree dell’eventuale caduta di meteoriti, che può essere associata a questi eventi.
La cosiddetta “prima luce”, cioè il debutto operativo del progetto, è avvenuto all’inizio del mese di marzo 2017. Attualmente sono installate e in funzione oltre cinquanta videocamere su tutto il territorio nazionale, acquistate da diversi enti (tra cui alcune grazie al sostegno della Fondazione CRT, che supporta il progetto nel suo complesso), tutte con le stesse caratteristiche in modo da rendere scientificamente confrontabili i dati da esse acquisiti. Fanno parte della rete oltre 60 enti e associazioni pubbliche e private di varia tipologia (osservatori astronomici professionali e amatoriali, dipartimenti universitari, istituti scolastici, associazioni
culturali).
L’obiettivo finale del progetto è quello di creare una rete di stazioni osservative, con maglie che non superino i 100 km di ampiezza, che si estenda su tutta l’Italia e che coinvolga soggetti pubblici e privati impegnati nella ricerca scientifica, nella divulgazione della scienza, nell’insegnamento. La rete, seppure ancora in fase di ulteriore sviluppo, già si interconnette con un analogo programma internazionale già in funzione in alcuni paesi europei, tra cui Francia, Germania e Olanda.

Il 2020 si chiude letteralmente con il “botto”: alle 23:23:33 UT del 22 dicembre 2020 i satelliti militari di sorveglianza USA hanno rilevato un'esplosione in atmosfera alle coordinate +31,9° latitudine N e 96,2° longitudine E. La zona si trova in una sperduta regione montuosa della Cina centro-meridionale (Fig. 1), nella provincia di Qinghai, vicino al villaggio di Wayi Xingrong (3800 m s.l.m.). L'esplosione è stata la fase conclusiva di un brillante bolide che ha attraversato il cielo della regione. Alcuni video che riprendono il bolide sono visibili su YouTube.

Secondo i dati satellitari diffusi dal CNEOS della NASA, il bolide è caduto verso il suolo alla velocità di 13,6 km/s, esplodendo a circa 35,5 km dal suolo. Complessivamente ha rilasciando in atmosfera un’energia totale di 9,5 kt (1 kt = 4,184 TJoule). Equiparando l’energia totale emessa nell'esplosione all'energia cinetica posseduta dal meteoroide, quest’ultimo doveva avere una massa di 430.000 kg. Supponendo una densità media di 2,5 g/cm3, tipica di un asteroide roccioso, si trova un diametro di 7 metri. Si è trattato quindi di un piccolo asteroide, sconosciuto fino al momento della caduta, con dimensioni quasi paragonabile a quello di circa 10 metri caduto nel mare di Bering il 18 dicembre 2018.

Figura 1 - Traiettoria di arrivo, esplosione e strewn field del bolide cinese del 22 dicembre 2020 (Crediti: PRISMA).

Elaborando i dati del vettore velocità fornito dai satelliti militari USA (da non prendere per oro colato, spesso sono valori mal determinati), si trova che il bolide è arrivato dall'azimut 351,8° (Fig. 1), su una traiettoria inclinata di soli 4,9° sulla superficie terrestre. Questa bassa inclinazione ha allargato notevolmente lo strewn field, ossia la regione al suolo in cui andare alla ricerca di possibili meteoriti. Tenendo conto dell'intensità e della direzione di provenienza del vento, le meteoriti di qualche cm di diametro probabilmente sono cadute in una regione attorno a 31,30° N 96,34° E, mentre quelle da circa mezzo metro si troverebbero a 30,29° N 96,49° E. Fra questi due punti ci sono più di 100 km, una regione molto vasta in cui cercare e per giunta piuttosto impervia.

Il radiante apparente del bolide cade alle coordinate equatoriali AR = 00 04 51, Dec = 61° 39′ 11″ (J2000), punto che si trova nella costellazione di Cassiopea, mentre il radiante vero (ossia la direzione di provenienza originaria), cade vicino alla stella alpha di Andromeda.  Considerate le grandi dimensioni, la velocità di 13,6 km/s coincide con buona approssimazione con quella che il meteoroide aveva fuori atmosfera e si può utilizzare direttamente per il calcolo dell’orbita eliocentrica. La velocità geocentrica risulta bassa, solo 7,8 km/s, e l’orbita eliocentrica nominale risulta di tipo asteroidale con un semiasse maggiore di 2 UA, un'eccentricità di 0,53 e un’inclinazione di soli 5,9° sul piano dell’Eclittica (Fig. 2).

Figura 2 - L'orbita eliocentrica dell'asteroide progenitore del bolide cinese del 22 dicembre 2020 (Crediti: PRISMA).

In sostanza, si è trattato di un piccolo asteroide near-Earth che, date le modeste dimensioni, si è disintegrato in atmosfera senza conseguenze. Molto probabilmente al suolo sono arrivati diversi frammenti che aspettano solo di essere raccolti e analizzati come meteoriti, il problema sarà esplorare la zona che è piuttosto impervia. Cadute di meteoroidi di questa classe, in grado di dare luogo a esplosioni ben rilevabili dai satelliti, si verificano in media una volta ogni qualche settimana.

Le lunghe notti di metà dicembre sono caratterizzate da una pioggia di meteore, le Geminidi che, come suggerisce il nome dello sciame, hanno il radiante nella costellazione dei Gemelli. Prolungando all’indietro le loro scie, sembrano provenire da una zona vicina a Castore a Polluce, le due stelle principali della costellazione. Le Geminidi – a differenza della gran parte degli altri sciami che derivano da comete - hanno un’origine asteroidale: il corpo progenitore è infatti 3200 Phaeton, un asteroide attivo di tipo near Earth di circa 5 km di diametro che presenta delle caratteristiche inusuali. Le Geminidi sono uno degli sciami di meteore annuali più attivi e costanti, con intensità superiore al centinaio di meteore orarie.

A metà dicembre il radiante sorge al tramonto del Sole e risulta visibile per l’intera notte: il picco teorico di attività dovrebbe verificarsi nelle prime ore del giorno 14, ma l’attività è generalmente elevata per molte ore prima e dopo il massimo. Puntualmente, proprio nella notte fra domenica e lunedì, le camere di Prisma hanno registrato un’attività estremamente intensa. Le prime avvisaglie si sono avute con le prime luci del tramonto: alle 18.10 di domenica 13 dicembre ben 6 camere della rete Prisma dislocate nel Centro Italia (Roma, Montelupo Fiorentino, Chianti, Piombino, Perugia ed Amelia) hanno catturato un bolide di magnitudine – 4.5 (quota iniziale di 100 km, quota finale di 70 km, durata circa 4 secondi), osservato anche da alcuni osservatori occasionali.

La “pioggia” è poi andata avanti per tutta la notte con una novantina di detection registrate fra le camere italiane di Prisma e quelle della “cugina” rete francese Fripon. In particolare, sembrano interessanti gli eventi delle ore 02:17, 02:18 e 04:29 i cui dati sono in corso di analisi astrometrica e fotometrica da parte degli esperti di Prisma. In particolare, l’evento delle 02:18 è stato “visto” da 9 camere Prisma (Amelia, Arcetri, Camerino, Chianti, Civitanova Marche, Loiano, Montelupo Fiorentino, Perugia e Trieste) e da un primo esame preliminare si è trattato di una Geminide durata 1,6 secondi, visibile da una quota di 95 km che si è spenta a una quota di 43 km quando ancora aveva una velocità di 27 km/s, sul mare Adriatico a una ventina di km al largo di Cattolica raggiungendo una magnitudine assoluta di -10 circa.

Il bolide delle 02:18 del 14 dicembre catturato dalla camera Prisma di Camerino.

Il grafico della magnitudine del bolide delle 02:18 del 14.12.2020.

Il numero elevato di segnalazioni non deve sorprendere sia perché le Geminidi sono uno degli sciamo più ricchi sia perché quest’anno le osservazioni hanno goduto della totale assenza di Luna che, complice anche le buone condizioni meteo un po’ su tutta l’Italia, hanno permesso tante detection.

La velocità all’infinito dei bolidi osservati è in media di poco superiore ai 35 km/s, un valore perfettamente in linea con lo sciame delle Geminidi, che è infatti caratterizzato da meteore la cui velocità di impatto con l’atmosfera è relativamente “veloce”.

Terzo incontro, di studio e confronto, promosso dal progetto PRISMA e aperto a tutte le realtà professionali, amatoriali ed educative attive sul territorio nazionale nell’ambito di meteore e meteoriti. Sarà una nuova occasione per incontrarsi ed aggiornarsi sui progressi del progetto e le sue realtà locali.

A causa dell'attuale situazione di emergenza sanitaria, l'incontro si svolgerà in modalità esclusivamente telematica, utilizzando la piattaforma Google Meet. Il programma si articolerà su due pomeriggi (h15-18) nei giorni 10-11 Dicembre 2020. Parleremo anche del ritrovamento della meteorite Cavezzo, recente successo del progetto PRISMA.

Su richiesta, verrà fornito un attestato di partecipazione all'evento.

Per iscrizioni potete andare alla pagina dell'evento.
Qui trovate il programma.

Fra le stazioni della rete Prisma recentemente installate in Italia Centrale c’è quella ospitata dal Planetario di Amelia, una struttura davvero particolare perché situata nella cornice del Convento Francescano della Ss.ma Annunziata, a circa 4 km dal centro di Amelia in provincia di Terni.

La camera di Amelia (in sigla ITUM02) ha acquisito la sua prima immagine la sera del 18 novembre e, probabilmente complice il periodo caratterizzato dallo sciame meteorico delle Leonidi, già tre giorni dopo ha registrato la prima detection. Un bolide passato quasi all’alba, alle 5h 41m ora locale di sabato 21 novembre e ripreso anche dalle camere Prisma del Chianti e di Perugia, un’altra stazione, quest’ultima, di installazione alquanto recente e già capace di numerose registrazioni.

Fotocomposizione delle immagini del bolide del 21 novembre riprese da tre stazioni Prisma fra cui quella della camera ubicata presso il Planetario di Amelia a soli tre giorni dalla sua entrata in funzione.

Benvenuto dunque alla stazione di Amelia e complimenti per il doppio colpo: prima luce e prima detection!