Gli esperti della rete Prisma hanno iniziato le ricerche della meteorite che, secondo i calcoli effettuati sulla base delle riprese di tre camere all-sky (http://www.prisma.inaf.it/index.php/2021/03/20/bolide-del-15-marzo-2021-ce-una-meteorite-in-molise/), è caduto in Molise la sera del 15 marzo nei pressi della località Temennotte vicino a Isernia.

Già all’inizio della settimana del 22 marzo Daniele Gardiol, coordinatore nazionale di Prisma, e il geologo Tiberio Cuppone, assegnista presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze, si sono recati in Molise alla ricerca del prezioso reperto dopo aver preventivamente informato le autorità locali che erano comunque già a conoscenza dell’accaduto grazie alla grandissima eco mediatica che l’evento astronomico ha saputo evocare.

Notevole la collaborazione ricevuta in loco, in primis dal Comune di Sant’Agapito che ha messo a disposizione di Prisma i locali di una ex scuola che è stata da subito utilizzata come base logistica e come sede per effettuare una prima attività di formazione ai tanti volontari appartenenti a diverse associazioni culturali, fra cui il CAI e la Sezione Molise del SOS Metal Detector Nazionale, che si sono via via presentati nei giorni successivi. Era importante infatti fornire i primi elementi per permettere ai volontari di discernere una possibile meteorite dalle comuni rocce terrestri. In tutto circa una quarantina di persone ha già partecipato alle prime ricerche sul terreno ma altre sono attese nei prossimi giorni per unirsi alla caccia.

Suddividere l'area di interesse

L’area di interesse (il cosiddetto “strewn field”) è stato suddiviso in zone più piccole tramite una griglia predisposta ad hoc e sovrapposta all’immagine della regione proveniente da Google Earth. Le tessere della griglia misurano un centinaio di metri quadrati l’una in modo da cercare prima di tutto di mappare le zone già esplorate e di distinguerle da quelle ancora da analizzare evitando così di battere una zona già visitata.

Fotografia di una parte del territorio interessata dalle ricerche della meteorite.

È stata utilizzata la tecnica esplorativa della formazione “a schiera” che prevede il setacciamento di una zona di territorio in squadre di una decina di persone distanziate fra loro di 4-5 metri che procedono di conserva in modo da avere una sufficiente garanzia che un oggetto particolare come un meteorite – che ci si aspetta di colore scuro in quanto ha attraversato riscaldandosi tutta l’atmosfera terrestre – non possa sfuggire alla ricerca.

Una delle fasi della ricerca sul campo.

Il territorio, in gran parte boscoso e caratterizzato da un fitto sottobosco e anche da molti tratti con pendenza significativa, rende difficoltose le ricerche ma l’utilizzo di una app che permette la geolocalizzazione e il tracciamento del percorso effettuato dagli esperti di Prima e dai volontari locali ha consentito di stimare che finora soltanto il 10% circa dell’area di potenziale caduta sia stata esplorata. Non bisogna quindi demordere e portare pazienza dato che la maggior parte dello strewn field deve ancora essere passata al setaccio dei ricercatori. Come ha detto Gardiol nelle numerose interviste a cui è stato sottoposto durante la sua presenza in Molise, “potrebbero volerci settimane se non mesi”.

L'area di probabile caduta delle meteorite e, indicate in rosso, le zone già battute. La zona è stata ulteriormente frazionata in tessere per permettere una ricerca più efficace.

Prisma, un esempio innovativo di citizen science

È comunque rimarchevole l’interesse che le istituzioni ma anche gli abitanti della regione hanno dimostrato per questa vicenda che mette in evidenza una volta di più la valenza sociale, educativa e pervasiva del progetto Prisma. Un progetto di citizen science davvero attiva che prevede la partecipazione sul campo alle ricerche una volta che gli “occhi” di Prisma e i calcoli effettuati dagli esperti della rete hanno individuato un evento promettente e stimato l’area di potenziale caduta. Un progetto quindi che offre l’opportunità di essere proattivi sia nella fase di rilevazione iniziale del fenomeno (per coloro che decidono di installare una camera Prisma) sia nella fase di ricerca sul campo del potenziale meteorite. Per non parlare dell’emozione di poter partecipare vicino agli esperti di Prisma a un’avventura che se avrà esito positivo verrà certamente ricordata a lungo nella regione interessata dall’evento.

La situazione pandemica che stiamo vivendo impone però il rispetto di alcune regole.

Chi volesse quindi contribuire alla ricerca sul campo è invitato a contattare il dott. Tiberio Cuppone, che è stato individuato dal project office di Prisma quale coordinatore dei team di ricerca, all’indirizzo tiberio.cuppone@unifi.it

I nominativi degli interessati verranno segnalati al sindaco di Sant’Agapito e messi in contatto con un referente locale che fornirà tutte le istruzioni per far parte della squadra di ricerca.

I calcoli eseguiti negli ultimi tre giorni dagli esperti della rete Prisma lasciano davvero ben sperare: il bolide osservato nei cieli dell’Italia centro-meridionale, Roma compresa, (http://www.prisma.inaf.it/index.php/2021/03/17/bolide-del-15-marzo-2021-i-risultati-preliminari/) la sera del 15 marzo può avere dato luogo alla caduta di una meteorite in Molise, nei pressi della località di Temennotte, nel comune di Sant'Agapito in provincia di Isernia.

I dati presi in considerazione dagli esperti di Prisma  (progetto coordinato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica e sostenuto da Fondazione CRT) per la triangolazione sono quelli ottenuti dalla camera Prisma di Capua e di altre due camere, appartenenti alla rete IMTN di Tortoreto e all’Associazione Arma Aeronautica sez. di Caserta. È infatti fondamentale poter disporre di più punti di osservazione al suolo per incrociarli e ricavare dati sulla traiettoria del bolide che, ricordiamo, è un corpo celeste di piccole dimensioni, di origine asteroidale o cometaria, che penetra in atmosfera ad altissima velocità con il conseguente surriscaldamento e ionizzazione dei gas atmosferici da cui la comparsa di una striscia luminosa della durata di alcuni secondi. Si tratta di materiale sostanzialmente primordiale, quasi per nulla alterato sin dalla formazione del nostro sistema planetario circa 4,5 miliardi di anni fa, che ci racconta molto sull’origine del Sistema Solare, da cui l’estremo valore per gli scienziati che si occupano di planetologia.

Dall’incrocio dei dati risulta che il piccolo corpo celeste è entrato in atmosfera a una quota di circa 80 km e ha proseguito per una lunghezza totale di 61 km percorsi in 5.3 s con una inclinazione di 84°, una traiettoria quasi verticale. L’altezza e la velocità finale è risultata, rispettivamente di 19,8 km e di soli 2,8 km/s, valori che depongono decisamente a favore per l'arrivo al suolo di una meteorite con una massa stimata di circa 1 kg (una meteorite di circa 8 cm se la densità è di 3.5 g/cm3).

Ciò dovrebbe essere accaduto se si suppone l'assenza di frammentazione ma questo sembra essere il caso: la curva di luce ripresa dalla camera di Capua (la più “pulita” di quelle utilizzate), infatti, è molto regolare, il che significa che il meteoroide si è consumato lentamente senza disgregarsi.

Assumendo quindi che qualcosa sia caduto al suolo dove bisognerebbe cercare? Occorre considerare il disturbo dell’atmosfera: quando il bolide cessa di essere visibile se qualcosa è sopravvissuto all’attraversamento dell’atmosfera inizia la fase del cosiddetto “volo buio” durante la quale sono i venti presenti in quel momento in quella località a farla da padrone. Gli esperti di Prisma hanno quindi dovuto cercare di risalire alle condizioni atmosferiche presenti la sera del 15 marzo e hanno verificato che attorno ai 10 km di quota c'era un vento da nord-ovest di circa 100 km/h che ha spinto sicuramente indietro e lateralmente il meteoroide nella fase di volo buio rispetto alla traiettoria osservata nella fase luminosa. Anche se si sta ancora cercando di raffinare i dati del vento presente attorno ai 20 km di quota, la probabile area di caduta dovrebbe trovarsi in prossimità della piccola frazione di Temennotte a 5 km a sud-ovest di Isernia e a due passi dalla SS85. Va considerata un'incertezza laterale di circa 300 m e di 500 m, avanti e indietro, per ciascun centro. Ovviamente gli esperti di Prisma proseguono nei loro calcoli cercando di raffinarli sempre di più. Ma già secondo questa prima stima gli eventuali frammenti più piccoli – che potrebbero avere dimensioni comprese fra i 2 e i 4 cm – sarebbero caduti alcuni km più a sud in una zona impervia e boscosa, quindi sarebbero molto difficili da recuperare ma mai dire mai… Di seguito l’area di probabile caduta nella mappa ricavata da Google Eatrh. 

La possibilità maggiore di ritrovare meteoriti è comunque nella zona di Temennotte.

Pur con tutte le cautele dovute alle restrizioni della normativa anti-Covid che la caccia alla meteorite abbia quindi inizio, ricordando lo straordinario successo avuto all’inizio di gennaio dello scorso anno con il ritrovamento della meteorite “Cavezzo” vicino a Modena, che è già entrato nella storia di chi si dedica, per passione o per lavoro, alle meteoriti.

Chi dovesse ritrovare un sasso sospetto nella zona indicata è pregato, prima di raccoglierlo, di seguire le istruzioni contenute nell’immagine seguente:

In particolare, se qualche abitante della zona si imbattesse in un sasso ricoperto da una patina scura e con gli angoli smussati lo segnali a PRISMA inviando una foto a: prisma_po@inaf.it.

Le lunghe notti di metà dicembre sono caratterizzate da una pioggia di meteore, le Geminidi che, come suggerisce il nome dello sciame, hanno il radiante nella costellazione dei Gemelli. Prolungando all’indietro le loro scie, sembrano provenire da una zona vicina a Castore a Polluce, le due stelle principali della costellazione. Le Geminidi – a differenza della gran parte degli altri sciami che derivano da comete - hanno un’origine asteroidale: il corpo progenitore è infatti 3200 Phaeton, un asteroide attivo di tipo near Earth di circa 5 km di diametro che presenta delle caratteristiche inusuali. Le Geminidi sono uno degli sciami di meteore annuali più attivi e costanti, con intensità superiore al centinaio di meteore orarie.

A metà dicembre il radiante sorge al tramonto del Sole e risulta visibile per l’intera notte: il picco teorico di attività dovrebbe verificarsi nelle prime ore del giorno 14, ma l’attività è generalmente elevata per molte ore prima e dopo il massimo. Puntualmente, proprio nella notte fra domenica e lunedì, le camere di Prisma hanno registrato un’attività estremamente intensa. Le prime avvisaglie si sono avute con le prime luci del tramonto: alle 18.10 di domenica 13 dicembre ben 6 camere della rete Prisma dislocate nel Centro Italia (Roma, Montelupo Fiorentino, Chianti, Piombino, Perugia ed Amelia) hanno catturato un bolide di magnitudine – 4.5 (quota iniziale di 100 km, quota finale di 70 km, durata circa 4 secondi), osservato anche da alcuni osservatori occasionali.

La “pioggia” è poi andata avanti per tutta la notte con una novantina di detection registrate fra le camere italiane di Prisma e quelle della “cugina” rete francese Fripon. In particolare, sembrano interessanti gli eventi delle ore 02:17, 02:18 e 04:29 i cui dati sono in corso di analisi astrometrica e fotometrica da parte degli esperti di Prisma. In particolare, l’evento delle 02:18 è stato “visto” da 9 camere Prisma (Amelia, Arcetri, Camerino, Chianti, Civitanova Marche, Loiano, Montelupo Fiorentino, Perugia e Trieste) e da un primo esame preliminare si è trattato di una Geminide durata 1,6 secondi, visibile da una quota di 95 km che si è spenta a una quota di 43 km quando ancora aveva una velocità di 27 km/s, sul mare Adriatico a una ventina di km al largo di Cattolica raggiungendo una magnitudine assoluta di -10 circa.

Il bolide delle 02:18 del 14 dicembre catturato dalla camera Prisma di Camerino.

Il grafico della magnitudine del bolide delle 02:18 del 14.12.2020.

Il numero elevato di segnalazioni non deve sorprendere sia perché le Geminidi sono uno degli sciamo più ricchi sia perché quest’anno le osservazioni hanno goduto della totale assenza di Luna che, complice anche le buone condizioni meteo un po’ su tutta l’Italia, hanno permesso tante detection.

La velocità all’infinito dei bolidi osservati è in media di poco superiore ai 35 km/s, un valore perfettamente in linea con lo sciame delle Geminidi, che è infatti caratterizzato da meteore la cui velocità di impatto con l’atmosfera è relativamente “veloce”.

Fra le stazioni della rete Prisma recentemente installate in Italia Centrale c’è quella ospitata dal Planetario di Amelia, una struttura davvero particolare perché situata nella cornice del Convento Francescano della Ss.ma Annunziata, a circa 4 km dal centro di Amelia in provincia di Terni.

La camera di Amelia (in sigla ITUM02) ha acquisito la sua prima immagine la sera del 18 novembre e, probabilmente complice il periodo caratterizzato dallo sciame meteorico delle Leonidi, già tre giorni dopo ha registrato la prima detection. Un bolide passato quasi all’alba, alle 5h 41m ora locale di sabato 21 novembre e ripreso anche dalle camere Prisma del Chianti e di Perugia, un’altra stazione, quest’ultima, di installazione alquanto recente e già capace di numerose registrazioni.

Fotocomposizione delle immagini del bolide del 21 novembre riprese da tre stazioni Prisma fra cui quella della camera ubicata presso il Planetario di Amelia a soli tre giorni dalla sua entrata in funzione.

Benvenuto dunque alla stazione di Amelia e complimenti per il doppio colpo: prima luce e prima detection!

Questa di fine ottobre è stata una settimana davvero intensa per la rete PRISMA,
dapprima la detection di un bolide, la notte fra il 23 e il 24 ottobre, alle 00:46 del 24 ora italiana, visto da ben 11 camere (Pino Torinese, Medicina, Navacchio, Alessandria, Piacenza, Cuneo, Scandiano, Bedonia, Felizzano, San Marcello Pistoiese e Genova) su un totale di 18 operative. La traccia del bolide è ben visibile nelle immagini di tutte le camere e in particolare di quelle dell’Appennino Tosco-Emiliano. Purtroppo, non sono ancora attive le altre telecamere toscane che avrebbero consentito di coprire l'evento in modo ancora migliore.
La notte successiva, a 25 ore di distanza dal primo evento, un secondo bolide rilevato stavolta da ben 13 camere, di cui 12 della collaborazione PRISMA ubicate fra Napoli e Cuneo e una delle rete francese FRIPON (Barcelonette) vicina al confine nazionale. Anche questo bolide appare particolarmente intenso nelle immagini delle camere installate fra Emilia e Toscana, al punto di averle portate a saturazione.
Nei due messaggi precedenti a questo sono reperibili le immagini e i filmati catturati da alcune delle videocamere della collaborazione.
In primissima approssimazione, la direzione del bolide e il periodo dell’anno in cui sono state avvistate fa supporre che possa essersi trattato di Orionidi, le meteore originate dalla celebre Cometa di Halley.
Saranno necessari ulteriori analisi e approfondimenti per stabilire se le meteore hanno dato luogo ad eventuali cadute di meteoriti al suolo ma gli avvistamenti si susseguono: poco prima della mezzanotte del 26 ottobre un terzo evento è stato ripreso da 5 camere, 3 francesi e 2 italiane (Genova e Alessandria) e, circa un'ora più tardi, un quarto bolide "catturato" dalle camere di Medicina, Navacchio, Scandiano e San Marcello Pistoiese.
Inoltre, venerdì 27 ottobre, il progetto PRISMA è stato presentato da Mario Di Martino, Daniele Gardiol e Walter Riva al Festival della Scienza di Genova nel corso di una affollata conferenza dal titolo “A contatto con PRISMA”.

La Collaborazione PRISMA celebra un anno di attività: anche se i primi passi erano stati fatti già ad aprile/maggio 2016 con la prima camera installata all’Osservatorio Astrofisico di Pino Torinese possiamo considerare lo scorso settembre il mese dal quale PRISMA ha iniziato a manifestarsi. Da allora, pur essendo trascorso soltanto un anno, la rete PRISMA è cresciuta in modo da sorprendere gli stessi promotori, Mario Di Martino e Daniele Gardiol, arrivando al momento in cui si scrive (settembre 2017) a contare ben 17 camere attive sul territorio italiano e collegate alla rete francese FRIPON che ambisce sempre più a diventare un progetto europeo.
Oltre ai 17 “occhi” già spalancati a caccia di meteore, bolidi e fenomeni dell’alta atmosfera (da ovest ad est: Cuneo, Lignan, Pino Torinese, Felizzano, Genova, Bedonia, Piacenza, Navacchio, Scandiano, San Marcello Pistoiese, Asiago, Medicina, Rovigo, Padova, Isnello, Napoli, Grotte di Castellana) altre 9 camere sono in corso di installazione (Luserna San Giovanni, Finale Ligure, Alessandria, Sormano, Brembate di Sopra, Loiano, Roma (INAF-IAPS), Gorga, Trieste) ed altre 9 sono in fase di acquisto (Vercelli, Cecima, Chianti, Agordo, Savignano sul Rubicone, Camerino, Reggio Calabria, Lecce e Tricase) rendendo possibile quello che all’inizio poteva sembrare un’utopia: entro la fine del 2017 l’Italia potrà essere coperta da 35 camere operative distribuite sul territorio nazionale.
Da qualche giorno potete seguire l’evoluzione del numero di camere installate e la loro situazione grazie a una mappa interattiva che presenta tramite differenti colori l’ubicazione e lo stato delle camere del progetto, il codice assegnato, la descrizione e anche, in caso di camere attive, l’ultima immagine rilasciata dal sistema.
Un ottimo modo per celebrare il primo compleanno della collaborazione.
Auguri e un sincero grazie a tutti coloro che hanno voluto sposare il progetto.